Guasti comuni dei motori nel mozzo: cause, diagnosi rapida e manutenzione efficiente
2026-02-27
Questo articolo analizza in modo chiaro e operativo i guasti più frequenti dei sistemi con motore nel mozzo riscontrati in applicazioni reali: usura dei cuscinetti, accumulo di calore, calo di potenza e allentamenti strutturali. Per ogni problema vengono spiegate le cause tipiche, i segnali da riconoscere e le azioni correttive più efficaci, con l’obiettivo di ridurre i fermi macchina e aumentare l’affidabilità nel tempo. Un focus specifico è dedicato alla struttura innovativa a pressaggio dell’asse su un solo lato (single-side press-fit), evidenziandone i vantaggi in termini di stabilità, riduzione delle vibrazioni e maggiore durata del gruppo. La guida include elementi visuali come un semplice flowchart di diagnosi, esempi di guasto e una checklist pratica per i controlli giornalieri, i cicli di manutenzione consigliati e l’uso degli strumenti più utili. In chiusura, viene presentato in modo discreto il motore long shaft da 8 pollici “Ciclone”, pensato per chi cerca prestazioni elevate e possibilità di personalizzazione, come soluzione orientata a incrementare efficienza e sicurezza del sistema.
Nei sistemi con motore nel mozzo, piccoli segnali (un ronzio leggero, una temperatura che sale di qualche grado, un gioco quasi impercettibile) spesso anticipano guasti costosi. Questa guida tecnica, scritta in modo pratico, entra nel merito dei problemi più frequenti—usura dei cuscinetti, accumulo di calore, calo di potenza e allentamenti strutturali—e propone una strategia di manutenzione del motore nel mozzo che riduce fermi macchina e rischi operativi.
Guasti tipici dei motori nel mozzo: riconoscerli prima che diventino fermi impianto
1) Usura dei cuscinetti (rumore, attrito, gioco)
La usura dei cuscinetti è tra le cause più comuni di guasto nei sistemi hub motor. In applicazioni reali, il deterioramento accelera quando si combinano carichi radiali elevati, vibrazioni, contaminazione (polvere/acqua) e lubrificazione non adeguata.
Segnali precoci: ronzio che aumenta con la velocità, micro-impuntamenti in rotazione, aumento consumi.
Effetto sul sistema: più attrito → più calore → degradazione del grasso → usura accelerata (ciclo vizioso).
Indicazione pratica: un gioco percepibile “a mano” sul mozzo spesso indica che il problema è già oltre la fase iniziale.
2) Accumulo di calore (surriscaldamento e decadimento dei materiali)
Il calore è un “moltiplicatore di guasti”. In molti motori nel mozzo, superare stabilmente 80–90°C vicino agli avvolgimenti o al cuscinetto può ridurre in modo sensibile la vita utile del grasso e accelerare l’invecchiamento di guarnizioni e isolanti. In condizioni gravose (carico elevato, bassa ventilazione, cicli start/stop), picchi oltre 100°C non sono rari.
Nota tecnica: l’aumento di temperatura non deriva solo dalla corrente. Anche un piccolo disallineamento o una resistenza meccanica anomala può trasformarsi in calore “invisibile”, consumando margine termico.
3) Calo di potenza (perdita di coppia, tagli in protezione)
Il calo di potenza si presenta spesso come riduzione di coppia in salita o durante lo spunto. Le cause tipiche includono: resistenza aumentata (cuscinetti/attriti), connessioni ad alta resistenza (ossidazioni), sensori Hall instabili, oppure limitazioni del controller per protezione termica.
Dato indicativo: una sola giunzione ossidata può generare un riscaldamento locale e perdita di efficienza percepibile, specie ad alti amperaggi.
Comportamento tipico: “va bene a freddo, peggiora a caldo” → spesso è termica o di contatto elettrico.
Viti, sedi, distanziali e interfacce mozzo-asse possono perdere precarico nel tempo. Un allentamento minimo può generare vibrazioni che aumentano l’usura dei cuscinetti, peggiorano l’allineamento e portano a cricche o deformazioni. È il classico guasto “lento”, sottovalutato perché all’inizio la macchina continua a funzionare.
Una soluzione che cambia la stabilità: struttura a pressione su un solo lato (single-side press-fit)
L’adozione di una struttura a pressione su un solo lato (spesso descritta come “single-side press shaft”) mira a migliorare la coassialità e la gestione dei carichi, riducendo i micro-movimenti che nel tempo degradano cuscinetti e sedi. In termini operativi, questo si traduce in maggiore “solidità” percepita, meno vibrazioni e un comportamento più stabile sotto carico.
Perché riduce i guasti
Maggiore ripetibilità di montaggio: meno variabilità nelle tolleranze critiche.
Minor rischio di disallineamento: si limita l’usura “a chiazze” sui cuscinetti.
Riduzione del gioco nel tempo: migliore gestione del precarico e delle vibrazioni.
Impatto misurabile (valori indicativi)
In applicazioni con carichi e vibrazioni ricorrenti, una geometria più stabile può ridurre la probabilità di rumori da cuscinetto e giochi anomali nel medio periodo. In molti scenari reali, interventi correttivi e sostituzioni possono calare del 15–30% a parità di utilizzo, soprattutto dove le manutenzioni erano reattive e non preventive.
Diagnosi e manutenzione: un flusso operativo semplice, ma rigoroso
Per chi cerca una soluzione ai guasti del motore senza perdersi in procedure infinite, qui sotto c’è un flusso di controllo che funziona bene in officina e sul campo. L’obiettivo è distinguere rapidamente tra problema meccanico, termico ed elettrico.
Checklist pratica: cosa controllare, quando, e con quali strumenti
Punti chiave di controllo (5 minuti che salvano settimane)
Temperatura: confrontare lato destro/sinistro; differenze marcate suggeriscono attrito o contatti.
Rumore: ascolto a vuoto e sotto carico; attenzione a “grattare” o risonanze cicliche.
Gioco: verifica radiale/assiale con leva leggera; qualsiasi gioco crescente è un indicatore critico.
Cablaggi e connettori: segni di ossidazione, annerimenti, isolamento irrigidito dal calore.
Fissaggi: controllo coppia e segni di micro-movimento (polvere metallica, lucidature anomale).
Cadenza consigliata (riferimento operativo)
Frequenza
Cosa fare
Obiettivo
Ogni 1–2 settimane
Ascolto rumore, controllo temperatura, ispezione visiva cablaggio
Intercettare difetti precoci
Ogni 1–3 mesi
Verifica gioco, serraggi, controllo connettori e caduta di tensione
Stabilità meccanica ed efficienza elettrica
Ogni 6–12 mesi*
Ispezione approfondita cuscinetti/tenute, pulizia, sostituzioni preventive dove necessario
Ridurre guasti improvvisi
*La frequenza reale dipende da carico, ambiente (polvere/acqua), cicli e velocità. In contesti gravosi, anticipare gli intervalli.
Strumenti utili (pochi, ma giusti)
Termometro IR: per leggere hotspot e differenze tra lati.
Comparatore o spessimetro: per quantificare gioco e disallineamenti.
Multimetro + pinza amperometrica: per verificare continuità, cadute di tensione e assorbimenti.
Chiave dinamometrica: serraggi ripetibili, soprattutto su interfacce critiche.
Detergente contatti + grasso compatibile: prevenzione su connettori e protezione dalla corrosione.
Un dettaglio che spesso fa la differenza: misurare e annotare (temperatura, rumore percepito, gioco) crea uno storico. In molti impianti, questa semplice abitudine riduce i guasti “a sorpresa” perché rende visibili i trend.
Esempio reale di guasto: quando “un rumore leggero” è già un avviso serio
Caso tipico: dopo alcune settimane di uso intensivo, compare un ronzio appena percepibile che aumenta in accelerazione. La temperatura del mozzo risulta più alta di circa 12–18°C rispetto al lato opposto, e la macchina sembra “meno pronta” nello spunto.
Causa probabile
In molti casi la radice è una combinazione di contaminazione (umidità/polvere) e micro-gioco che degrada il cuscinetto. Il grasso perde efficacia, aumenta l’attrito e la temperatura sale. A quel punto, anche i connettori vicini possono risentirne.
Intervento efficace
Confermare il rumore con test a vuoto e sotto carico.
Verificare gioco e serraggi; ripristinare coppie corrette.
Ispezionare tenute e cuscinetti; sostituire se necessario.
Pulire e proteggere connettori; controllare cadute di tensione.